Binge drinking: lo sballo di oggi e i danni di domani

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Ballo e sballo. Feste e fine settimana, un gruppo di amici, un’occasione per consumare in modo eccessivo alcolici, sempre più spesso superalcolici. Un’abitudine sempre più frequente, che, complice la maggiore vulnerabilità e, forse la minore consapevolezza circa i rischi per la salute, riguarda in modo preoccupante una fascia di popolazione sempre più giovane. I dati pubblicati dall’ISTAT, relativi al 2014, mostrano uno scenario allarmante:

  • 16-17 anni è l’età in cui inizia il consumo di alcolici; se fino ai 15 anni oltre il 90% non ne fa uso, a 16 anni si passa rapidamente al 43,4% di consumatori e nella fascia tra i 18 e i 19 anni si sale al 62,5%.
  • la popolazione più a rischio è quella tra i 18 e i 24 anni, in particolar modo quella che frequenta assiduamente le discoteche e che risulta particolarmente esposta al binge drinking (definito come consumo nella stessa occasione di 5 o più drink per un uomo e 4 per la donna in circa due ore).

Con l’aumento di questi numeri, aumentano anche le campagne di sensibilizzazione che invitano a riflettere sulle conseguenze del consumo di alcol, come i danni causati dalla guida in stato di ebrezza o i rischi di coma etilico. Più raramente invece si pone l’attenzione sui danni a lungo termine. Il consumo eccessivo e prolungato di alcol interferisce pesantemente sulla salute: studi scientifici hanno dimostrato come le diverse forme di abuso, “chronic drinking” o “binge drinking” accrescono il rischio di sviluppare oltre 200 patologie a carico di fegato, cervello e sistema circolatorio.

Perché il fegato?

Per anni ci si è chiesti quali fossero le ragioni che influenzavano la drammatica perdita di funzionalità del fegato legata all’alcol; adesso sappiamo che lo stress ossidativo e le tossine prodotte da alcuni batteri sono tra i responsabili.
Quando il fegato cerca di metabolizzare l’alcol, la reazione chimica che ne risulta può danneggiare le sue cellule; questo danno attiva un processo infiammatorio che porta alla “cicatrizzazione” del tessuto, anche nota come fibrosi.
Un altro meccanismo viene indotto dalle tossine prodotte dai batteri intestinali che si spostano nel fegato a seguito dei danni prodotti dall’alcol all’intestino. Anche in questo caso la conseguenza è l’attivazione del processo infiammatorio e la cicatrizzazione del tessuto.
Nel tempo la fibrosi può evolvere a cirrosi, una delle malattie degenerative del fegato, che a lungo andare può evolvere a tumore. Il processo è particolarmente insidioso in quanto il fegato è in grado di “sopportare” questi danni senza farsi sentire, ovvero i sintomi possono manifestarsi solo quando i danni sono ormai gravi e l’organo non è più in grado di svolgere adeguatamente le sue funzioni.

Come evitare i rischi?

Le armi principali per contrastare questo problema sono certamente l’informazione e la prevenzione. L’OMS ha messo a punto un piano strategico per affrontare il consumo eccessivo di alcol sulla base di interventi di prevenzione, riducendo l’accesso alle bevande alcoliche attraverso l’aumento dei prezzi e vietandone la commercializzazione ai minori. È sufficiente? Forse no. Quando si parla di minori, non essendo possibile identificare i livelli di alcol che non comportino danni a lungo termine per la salute, vive il concetto ormai condiviso da tutta la comunità scientifica che si riassume con lo slogan “less is better”.

 

FONTI

http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?lingua=italiano&id=81&area=Vivi_sano
http://www.ilpost.it/2015/04/20/alcol-italia-consumo-istat/
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4663390/
https://www.drinkaware.co.uk/alcohol-facts/health-effects-of-alcohol/effects-on-the-body/alcohol-and-liver-disease/
http://www.dailymail.co.uk/health/article-3364852/Binge-drinking-WORSE-thought-Risk-tremendous-liver-damage-13-times-higher-people-binge-regularly.html
http://www.webmd.com/digestive-disorders/news/20151230/chronic-drinking-plus-binge-drinking-spurs-rapid-liver-damage-in-mouse-study

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