Fegato sano in 10 mosse

segnala questa pagina

Fegato sano in dieci mosse

Svolge moltissime funzioni vitali e mantenerlo in salute è estremamente importante. Come sempre, anche per il fegato vale la regola secondo cui prevenire è meglio che curare. Per questo gli esperti ci vengono in aiuto con un decalogo di comportamenti salva-fegato.

In Italia, circa il 10% della popolazione soffre di una patologia, più o meno grave, che interessa il fegato. Grazie alle grandi capacità di questo organo e alle nuove possibilità terapeutiche, molte di queste affezioni possono essere curate, ma occorre comunque intervenire tempestivamente per raggiungere risultati apprezzabili.

I principali colpevoli di questi disturbi sono i virus dell’epatite, l’alcol e le abitudini di vita scorrette, prima fra tutte un’alimentazione disordinata.

Tutti fattori che, anche indipendentemente l’uno dall’altro, possono causare un danno progressivo che, nel tempo, conduce alla cirrosi.

Quando insorge, il tessuto del fegato viene compromesso e la circolazione del sangue all’interno dell’organo è alterata, con conseguente perdita della normale funzionalità. Un fegato danneggiato turba, poi, ogni altra funzione e apparato del nostro corpo.

Ecco dieci regole d’oro per mantenere il nostro fegato in piena efficienza.

1. Partire dall’ABC

2. Attenzione a piercing e tatuaggi

3. Rapporti sessuali sicuri

4. La prevenzione inizia a tavola

5. Alcol, il nemico numero uno

6. Diamoci una mossa

7. Attenzione ai farmaci

8. No alle sostanze d’abuso

9. Vaccini per l’epatite A e B

10. Esami del sangue periodici

1. Partire dall’ABC

I virus sono la principale causa di malattie croniche del fegato. I più conosciuti (e diffusi) sono quello dell’epatite A, che si trasmette per via orale tramite bevande e alimenti come frutti di mare, verdure e acqua contaminati, e quelli dell’epatite B e dell’epatite C, con i quali possiamo invece contagiarci attraverso il contatto con sangue o liquidi corporei di un individuo infetto.

L’epatite A generalmente si risolve in poche settimane lasciando il soggetto immune, ma è comunque bene prevenirla facendo attenzione allo stato di igiene di quello che si mangia o si beve.

Le epatiti B e C, invece, sono più pericolose perché diventano facilmente croniche e, nel tempo, inducono cirrosi. Per evitarle si deve innanzitutto fare attenzione a non condividere strumenti appuntiti (quali aghi, forbicine, rasoi) e oggetti personali, come lo spazzolino da denti, con persone che non conosciamo, perché potrebbero essere fonte di infezione.

Torna su

2. Attenzione a piercing e tatuaggi

Se vogliamo fare un piercing o un tatuaggio dobbiamo rivolgerci a strutture controllate; gli strumenti non sterilizzati possono, infatti, essere fonte di contagio.

È bene, pertanto, che siano monouso e sterili, e che l’ambiente dove si opera sia pulito. È inoltre opportuno evitare di rivolgersi a personale improvvisato.

Torna su

3. Rapporti sessuali sicuri

L’epatite B si trasmette anche per via sessuale. Evitiamo quindi di esporci a rischi inutili e tutte le volte che non siamo sicuri che il nostro partner non sia portatore di virus dell’epatite, utilizziamo il profilattico.

Questa pratica, tra l’altro, ci protegge anche da tutte le altre malattie che si trasmettono per via sessuale, come per esempio l’AIDS.

Torna su

4. La prevenzione inizia a tavola

Un’alimentazione troppo ricca in grassi, proteine animali o zuccheri semplici può danneggiare il fegato con la comparsa, nel tempo, di una condizione chiamata steatosi epatica non alcolica, o fegato grasso.

Si tratta di una patologia nella quale i grassi si accumulano nelle cellule epatiche, e che viene spesso sottovalutata, specie nelle persone che non bevono alcolici e credono, quindi, di essere esenti da rischi per il fegato.

A lungo andare, invece, la steatosi porta praticamente costantemente alla cirrosi.

Seguiamo quindi una dieta sana ed equilibrata, ricca in frutta e verdura, preziose fonti di vitamine, sali minerali e fibre, e riduciamo il più possibile i cibi grassi o fritti.

Anche mantenere un corretto peso corporeo concorre a limitare l’accumulo di grassi nel fegato.

Torna su

5. Alcol, il nemico numero uno

Fino a 30 anni fa l’alcol era considerato il principale responsabile delle malattie croniche del fegato. Prima fra tutte la steatosi alcolica; come nel caso del fegato grasso, si ha accumulo di trigliceridi nelle cellule epatiche e ingrossamento dell’organo.

Su questa condizione si sviluppa, nel tempo, un’epatite cronica che degenera in cirrosi e, in una percentuale di casi purtroppo non irrilevante, evolve a cancro epatico.

I danni causati dall’alcol, proporzionali alle quantità consumate e alla durata dell’abuso, sono silenziosi per molti anni, ma per lungo tempo reversibili; d’altra parte, è molto difficile far sospendere l’assunzione di alcolici ai forti bevitori.

Inoltre, è molto difficile stabilire una “dose giornaliera sicura”, poiché i danni possono dipendere anche da altri fattori, come lo stile di vita.

Gli esperti sono comunque concordi nel dire che, in assenza di altri fattori di rischio per malattia epatica, l’assunzione di un bicchiere di vino (o un boccale di birra) a pasto per l’uomo – un po’ meno per la donna – possa essere considerata una dose a basso rischio.

Torna su

6. Diamoci una mossa

L’attività fisica è salutare sotto molti punti di vista. Il giusto movimento ha un effetto positivo su svariate attività metaboliche: per esempio, contribuisce a normalizzare il livello dei trigliceridi, sostanze che derivano dai grassi alimentari (ma anche da un eccesso di zuccheri) e che possono accumularsi nelle cellule epatiche danneggiandole.

Un esercizio fisico regolare, inoltre, aumenta il consumo calorico e, quindi, evita che si accumuli un eccesso di lipidi.

Torna su

7. Attenzione ai farmaci

Non abusare nell’uso dei farmaci e non assumere dosi più elevate di quelle prescritte dal medico o indicate nel foglietto illustrativo.

Si deve ricordare che quasi tutti i farmaci sono elaborati dal fegato. Esiste la possibilità, quindi, che le cellule epatiche ne vengano danneggiate, specie in caso di assunzioni prolungate o, comunque, quando si superano le dosi che il fegato è in grado di smaltire.

Non mischiare mai differenti farmaci senza il consiglio di un medico, e non assumere mai alcolici e farmaci insieme; la loro combinazione può risultare molto tossica per il fegato.

Torna su

8. No alle sostanze d’abuso

Le droghe sono in genere molto tossiche per il fegato e possono provocare danni permanenti.

Se, poi, vengono associate ad altre sostanze, come l’alcol, possono addirittura essere letali.

Inoltre, l’uso di droghe per iniezione espone anche al rischio di contrarre l’epatite B e C – così come altri temibili virus, quale l’HIV – attraverso lo scambio di siringhe.

Torna su

9. Vaccini per l’epatite A e B

Le vaccinazioni sono il metodo più efficace per combattere le malattie virali. Purtroppo non esistono vaccini contro tutti i virus che causano malattie nell’uomo, ma per i virus dell’epatite A e B ci sono, sono efficaci e ben consolidati.

Tant’è vero che dal 1991 è stata resa obbligatoria per i bambini la vaccinazione contro il virus dell’epatite B; in questo modo si proteggono gli individui dal contagio e, nello stesso tempo, si limita la diffusione del virus.

Qualora non si rientri nelle categorie che sono state vaccinate di routine (i nati prima del 1979) è comunque sempre possibile sottoporsi volontariamente alla vaccinazione.

Nel caso dell’epatite A il vaccino è consigliato ad alcune categorie a rischio – operatori sanitari, addetti all’industria alimentare, personale delle scuole inferiori – e in coloro che si recano in Paesi esotici e, in generale, in aree endemiche (Africa, Sud Est Asiatico, America Latina) specie se già affetti da malattie epatiche croniche.

Torna su

10. Esami del sangue periodici

Una buona norma, per tenere sotto controllo la salute del proprio fegato, è l’eseguire un controllo sul sangue dei livelli di alcuni enzimi epatici che, in genere, si alterano quando l’organo è sofferente.

Primi tra tutti le transaminasi (soprattutto le GPT o ALT). Se le loro concentrazioni risultassero al di fuori dei valori considerati normali, è necessario indagare sulla causa.

In questo modo, è molto più facile individuare precocemente un disturbo al fegato e correre subito ai ripari.

Nicoletta Limido

Per saperne di più su salute e prevenzione visita il sito Saperesalute.it

Torna su
Indietro