Worl Cancer Day 2017

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prof-armando-santoro Prof. Armando Santoro
Direttore Humanitas Cancer Center
Istituto Clinico Humanitas
IRCCS Humanitas University
Rozzano (MI)

L’impegno individuale può fare la differenza nella prevenzione e nella lotta contro i tumori.

È stato questo il principale messaggio della Giornata Mondiale contro il cancro che si è celebrata il 4 febbraio.

Ogni anno si registrano nel mondo circa 14 milioni di nuovi casi di tumore, un numero elevato che rispecchia l’aumento della vita media di un individuo, e 8,2 milioni di morti dovute a questa patologia. Complessivamente, in Italia, ogni giorno sono circa 1000 le persone che ricevono una nuova diagnosi di tumore maligno-infiltrante.

Fortunatamente le campagne di diagnosi precoce e di screening con test genetici, come quelle per il tumore al colon e al seno, unitamente alla rivoluzione a cui abbiamo assistito negli ultimi 10 anni nell’ambito del trattamento oncologico hanno reso possibile una riduzione della mortalità per tumore (secondo l’ISTAT circa 1000 morti in meno in Italia nel 2013, ultimo anno al momento disponibile, rispetto al 2012) che è seconda in percentuale solo a quella per patologie cardiovascolari.

Abbiamo intervistato il Professore Armando Santoro, Direttore del Cancer Center Humanitas di Rozzano, al quale abbiamo chiesto come è possibile, attraverso lo stile di vita e altre misure preventive, ridurre il rischio di sviluppare un tumore, soprattutto quello primitivo del fegato, che in Italia rappresenta la terza causa di morte legata a tumore nella popolazione di età compresa tra i 50 e i 69 anni.

 

Quali sono le misure preventive che possiamo adottare per ridurre l’incidenza di tumore?

È possibile ridurre l’incidenza di tumori con tre semplici accorgimenti, ovvero seguendo una dieta varia ed equilibrata, evitando il fumo ed evitando l’assunzione smodata di alcool.

È ormai noto, infatti, che uno scorretto stile di vita, che includa una dieta sbilanciata, fumo e alcool, è responsabile dello sviluppo di oltre il 50% dei tumori.

Gli studi clinici fino a oggi condotti hanno evidenziato una stretta correlazione tra il Body Mass Index (BMI) o Indice di Massa Corporea (IMC), un parametro utilizzato per valutare il peso corporeo in base all’altezza e al peso, e qualità di vita. In particolare, più i valori di BMI sono elevati e peggiore è la qualità di vita di un individuo, non solo in termini di patologie oncologiche, ma anche di patologie cardiovascolari o respiratorie. Una dieta sana che permetta quindi di mantenere un corretto BMI, associata a un’attività sportiva o comunque a movimento per la maggior parte dei giorni della settimana, ha dimostrato una riduzione del 20% circa del rischio di sviluppare una forma tumorale nell’arco della propria vita.

Il fumo, in Italia, provoca circa 70.000 morti all’anno, di cui 35-40.000 dovute allo sviluppo di tumore al polmone e alla vescica e le rimanenti dovute a problematiche non oncologiche, ma cardio-respiratorie. È importante prevenire il tabagismo e ridurre il numero di sigarette fumate fino allo smettere di fumare in quanto è stato dimostrato che l’astensione dal fumo è in grado di ridurre l’incidenza di tumori fino al 30-40%.

Infine, evitando l’assunzione di alcool in quantità elevata è possibile prevenire lo sviluppo di fibrosi e quindi di cirrosi epatica che nel 90% dei casi è responsabile dello sviluppo di tumore primitivo del fegato.

 

Quali sono i segni e sintomi del tumore del fegato e l’aspettativa di vita del paziente?

È difficile riconoscere quali sono i sintomi del tumore primitivo del fegato perché spesso la malattia è associata alla cirrosi, per cui il paziente manifesta prevalentemente i sintomi correlati a questa condizione morbosa rispetto a quelli del tumore. La diagnosi di tumore, quindi, viene spesso posta occasionalmente, durante un controllo per valutare la progressione della cirrosi epatica, attraverso esami che prevedono un’ecografia e la valutazione dei livelli di AFP.

Se diagnosticato in fase precoce, tuttavia, i pazienti possono essere sottoposti alla resezione epatica e al trapianto di fegato o alle terapie locali che sono risolutive e possono, quindi, avere ottime aspettative di guarigione e di lunga sopravvivenza, con una sopravvivenza a 5 anni del 70-80% e oltre i 5 anni nel 20% dei casi. Se il tumore viene invece diagnosticato in fase avanzata, in presenza di cirrosi epatica e di focolai multipli, le prospettive di vita sono limitate e in genere non superiori a 12-14 mesi.

 

Ha parlato dell’importanza dello stile di vita nella prevenzione dei tumori. Vi sono specifiche indicazioni per quanto riguarda il tumore primitivo del fegato?

Per prevenire il tumore primitivo del fegato è necessario innanzitutto evitare quelli che sono i fattori di rischio per lo sviluppo della cirrosi e conseguentemente del tumore, quindi è necessario prevenire l’infezione da virus dell’epatite B (HBV) e C (HCV) e limitare l’utilizzo di alcool.

Per quanto riguarda l’HBV, il vaccino si è dimostrato in grado di eradicare il virus e quindi di ridurre l’incidenza di tumore primitivo del fegato. Non è purtroppo disponibile un vaccino contro l’HCV, il principale responsabile in Italia dello sviluppo di epatite e quindi di cirrosi e tumore del fegato. I nuovi farmaci antivirali, tuttavia, sono in grado oggi di curare l’epatite C e in un arco di tempo di circa 10 anni assisteremo a una riduzione importante del rischio di sviluppare il tumore del fegato. Rimane molto importante il programma di sorveglianza nei pazienti oggi con HCV, con una serie di controlli periodici volti a rilevare il tumore del fegato in fase precoce, assicurando quindi al paziente una prospettiva di guarigione e sopravvivenza maggiore.

Infine, per evitare lo sviluppo di cirrosi alcolica, il fattore di rischio più importante dopo l’infezione da HCV, è importante limitare l’utilizzi di alcool.

 

Per un paziente con tumore del fegato oggi, quali opzioni di trattamento sono disponibili?

Per un paziente con tumore primitivo diagnosticato in fase precoce le opzioni terapeutiche includono la rimozione chirurgica della regione del fegato in cui è localizzato il tumore, il trapianto, ove possibile e in presenza di criteri specifici, e l’ablazione attraverso tecniche che sono in grado di distruggere selettivamente le cellule tumorali.

Per un paziente con tumore in stadio intermedio l’opzione terapeutica di prima scelta è la chemioembolizzazione transarteriosa (TACE), una tecnica che prevede l’infusione di farmaci chemioterapici nell’arteria epatica che porta sangue al fegato.

Nella fase più avanzata della malattia, invece, i pazienti possono essere trattati con sorafenib, un farmaco che si assume per via orale, che agisce inibendo la proliferazione e la sopravvivenza delle sole cellule tumorali. Questo farmaco rappresenta da oltre 10 anni lo standard di trattamento del tumore primitivo del fegato in stadio avanzato, in quanto, a oggi, le altre molecole che sono state prese in considerazione nei diversi studi clinici di confronto con sorafenib non hanno dimostrato una maggiore efficacia.

Tuttavia numerosi sono gli studi sono in corso con l’obiettivo di verificare l’efficacia sia di diverse combinazioni di farmaci sia di nuove molecole, per cui in futuro si potrebbero aggiungere a sorafenib ulteriori opzioni terapeutiche per il trattamento del tumore primitivo del fegato in fase avanzata.

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