Esami di laboratorio

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Gli esami di laboratorio per valutare lo stato di salute del fegato compregndono esami del sangue che misurano i livelli di alcune sostanze indicative della funzionalità del fegato.

Albumina sierica

Che cosa è?

L’albumina è una proteina prodotta nel fegato. Svolge numerose funzioni, ma le più importanti riguardano il trasporto di sostanze nel circolo sanguigno e la regolazione e il mantenimento della pressione oncotica, ovvero la pressione osmotica necessaria per la corretta distribuzione dei liquidi corporei nel vasi sanguigni e nei tessuti.

Che cosa misura?

La quantità di albumina nel siero dipende dall’equilibrio tra la sua sintesi e la sua degradazione, dalla sua distribuzione all’interno e all’esterno dei vasi e dal volume plasmatico.

Per quali motivi i livelli di albumina possono diminuire?

In caso di una malattia epatica cronica (per es. la cirrosi) i livelli di albumina sierica (e la sua sintesi) risultano diminuiti. Anche l’alcolismo, l’infiammazione cronica e la malnutrizione proteica riducono la sintesi di albumina. Altre cause possono essere una perdita eccessiva attraverso i reni (sindrome nefrosica), l’intestino o la pelle (per es. in caso di ustioni gravi).

Quali sono i valori normali di albumina sierica?

Negli adulti il range normale è compreso tra 35-50 µmol/l.

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Alfa-fetoproteina (AFP)

Che cosa è?

L’AFP viene prodotta e rilasciata dal fegato, ma occasionalmente può essere prodotta in quantità significative anche da altri organi e tessuti.

Che cosa indica un suo aumento?

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Aminotransferasi (alanina aminotransferasi, ALT e aspartato aminotransferasi, AST)

Che cosa sono?

Le aminotransferasi sono enzimi che appartengono alla classe delle transaminasi. Si trovano soprattutto nel fegato e sono coinvolte nella trasformazione degli aminoacidi.

Che cosa indicano?

ALT (alanina aminotransferasi) o “transaminasi glutammico piruvica” (GPT) – Indice di danno epatico

AST (aspartato aminotransferasi) o “transaminasi glutammico ossalacetica” (GOT) – Contrariamente alla ALT, presente soprattutto nel fegato, l’AST è presente in molti tessuti (cuore, muscolatura scheletrica, rene, cervello)

Quali sono i valori normali?

ALT: 5-40 UI/l

AST: 5-45 UI/l

Che cosa può causarne un aumento?

Valori estremamente elevati (>500 UI/l) indicano una necrosi acuta delle cellule del fegato o un danno epatico dovuto a:

  • epatite virale acuta
  • epatite indotta da tossine o farmaci
  • epatite ischemica o infarto epatico

In questi casi i livelli di ALT e AST risultano elevati per giorni o, in caso di epatite virale, anche per settimane.

I livelli di aminotransferasi possono risultare elevati anche in caso di:

  • esacerbazione acuta di epatite autoimmune
  • riattivazione di epatite B cronica
  • sindrome acuta di Budd-Chiari
  • steatosi epatica della gravidanza
  • passaggio di un calcolo nel dotto comune

Aumenti modesti (300-500 UI/l) si osservano nei disturbi epatici cronici (epatite cronica e alcolica) e nell’ostruzione biliare.

Aumenti lievi (<300 UI/l) sono aspecifici e spesso si verificano in caso di:

Aumentati livelli di AST, osservati anche a livello cardiaco, renale, pancreatico e dei muscoli scheletrici, possono riflettere un danno a uno di questi organi.

In quali casi i valori possono risultare normali nonostante la presenza di disturbi epatici?

I livelli di aminotransferasi possono risultare normali anche in presenza di disturbi epatici, quali:

  • emocromatosi
  • danno epatico da farmaci (metotressato o amiodarone)
  • epatite C cronica o cirrosi
  • steatosi non alcolica

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Bilirubina

Che cosa è?

La bilirubina è una sostanza che deriva prevalentemente dalla demolizione dell’emoglobina, la proteina che lega l’ossigeno a livello dei globuli rossi. Ogni 120 giorni i globuli rossi vengono rinnovati e l’emoglobina viene degradata, dando origine alla bilirubina; per essere eliminata, la bilirubina deve essere trasformata mediante alcune reazioni che hanno luogo nel fegato.

Della bilirubina totale presente nel sangue si possono distinguere due frazioni:

  • bilirubina indiretta (non ancora trasformata dal fegato)
  • bilirubina diretta (già trasformata dal fegato), che viene riversata nell’intestino, dove la flora batterica ne favorisce la degradazione, convertendola in composti che vengono eliminati con le feci.

Che cosa indica?

Il dosaggio della bilirubina può essere utile per valutare la funzionalità del fegato.

Quali sono i valori normali?

Nel sangue, la bilirubina totale di norma è <1,2 mg/dl (<20 mmol/l) mentre risulta assente nelle urine.

Che cosa può causarne un aumento?

Un eccesso di bilirubina indiretta può essere dovuto a malattie emolitiche, a danni da farmaci e ad alcune malattie ereditarie che alterano la capacità del fegato di convertire la bilirubina indiretta in quella diretta, come le sindromi di Gilbert e Crigler-Najjar.

Un aumento della bilirubina diretta può dipendere da malattie del fegato, quali cirrosi, epatiti virali ed epatite tossica o ostruzioni delle vie biliari dovute, per esempio, a calcoli o tumori del fegato o del pancreas.

Che cosa significa quando è presente nelle urine?

La sua eventuale presenza nelle urine indica che una malattia epatobiliare è in atto.

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Fosfatasi alcalina (FA)

Che cosa è?

La FA è un enzima presente in diversi tessuti del corpo. In particolare, si trova nelle ossa e nelle cellule del fegato che formano i dotti biliari (i canali che trasportano la bile all’intestino, dove è coinvolta nella digestione dei grassi). Sebbene in concentrazioni inferiori, la FA è presente anche nelle cellule intestinali, nella placenta e, in minor misura, anche nel sangue.

Quali sono i valori normali?

I valori di FA nel sangue variano a seconda dell’età.

Nei bambini piccoli e negli adolescenti i valori di FA aumentano in risposta all’accrescimento osseo.

Valori normali: ragazzi (9-15 anni) 130-700 UI/l; adulti 60-170 UI/l.

Che cosa indica un aumento dei livelli di FA?

I valori di FA aumentano notevolmente quando si verifica un’alterazione delle vie biliari e, in minor grado, in caso di malattie epatocellulari.

  • I livelli di FA aumentano di più di 4 volte il valore normale 1 o 2 giorni dopo un’ostruzione biliare, indipendentemente dalla sede dell’ostruzione
  • Aumenti fino a 3 volte i valori normali possono verificarsi in numerosi disturbi epatici, quali:

– epatite

cirrosi

– tumore

– disturbi infiltranti (amiloidosi, sarcoidosi, TBC, metastasi, ascessi)

– epatite sifilitica

  • Occasionalmente possono verificarsi aumenti isolati (il che significa che gli altri esami relativi al fegato sono nella norma) anche in assenza di disturbi epatici o biliari evidenti:

– alcuni tumori senza coinvolgimento epatico evidente

– dopo ingestione di pasti ad alto contenuto di grassi

– gravidanza

– bambini e adolescenti nella fase di crescita (a causa della crescita ossea)

– insufficienza renale cronica

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Gamma-glutamil transpeptidasi (GGT)

Che cosa è?

La GGT è un enzima che si trova soprattutto nel fegato e che di norma è presente nel sangue a livelli molto bassi.

Che cosa indica?

La GGT è considerata l’enzima epatico più sensibile nel rilevare problemi a carico dei dotti biliari.

In generale, il medico prescrive questo test in combinazione con altri esami di funzionalità epatica (fosfatasi alcalina, bilirubina, transaminasi), per valutare la presenza di una malattia del fegato o dei dotti biliari. L’esame può essere anche utilizzato per distinguere tra una malattia delle ossa e un disturbo epatico quando si riscontra un aumento dei livelli di fosfatasi alcalina. Questo esame è utilizzato anche nel caso di un sospetto abuso di alcol; infatti, i livelli di GGT risultano aumentati nel 75% dei bevitori cronici.

Quali sono i valori normali?

Esiste una variabilità che dipende dal sesso e dall’età: tendono ad aumentare con l’età nelle donne, ma non negli uomini, rimanendo tuttavia sempre più elevati in questi ultimi rispetto alle donne.

Che cosa può causarne un aumento?

I livelli di questo enzima aumentano nelle disfunzioni epatobiliari, in particolare nella colestasi.

L’alcol e alcuni farmaci possono aumentare anche in modo marcato i livelli di GGT, limitando la specificità del test.

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Tempo di protrombina (PT)

Che cosa è e cosa indica?

La valutazione del tempo di protrombina, anche chiamato PT o Tempo di Quick, è un esame che fornisce un’indicazione della velocità di conversione della protrombina in trombina.

Questo esame viene usato per valutare anomalie della coagulazione del sangue, un processo che viene effettuato e regolato dai fattori della coagulazione, una serie di proteine prodotte dal fegato (fattori I, II, V, VII, IX, X, XII, XIII).

Il tempo di protrombina consente anche di valutare la funzionalità epatica, poiché esiste una correlazione tra anomalie della coagulazione, misurata dal tempo di protrombina, e il grado di disfunzione del fegato. Quando il fegato è danneggiato in modo significativo, infatti, i fattori della coagulazione non vengono prodotti normalmente.

Il tempo di protrombina è generalmente espresso in secondi, e viene confrontato con un normale controllo di sangue del paziente (range normale 10-14 secondi).

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Indagini sierologiche per la valutazione dell’infezione da virus dell’epatite

In aggiunta agli esami del sangue di routine, i medici possono prescrivere esami specifici per valutare lo stato di salute del fegato, per esempio esami sierologici virali che, se positivi, possono essere indicativi di una specifica infezione virale.

Virus dell’epatite A

  • Per confermare l’infezione da HAV vengono ricercati nel sangue gli anticorpi IgM per il virus dell’epatite A (anti-HAV) indicativi di un’epatite A acuta
  • L’esame del sangue risulta positivo già 5 giorni prima che siano evidenti i sintomi e rimane positivo per circa 6 mesi dopo l’infezione

Virus dell’epatite B

  • Antigeni di superficie dell’epatite B (HBsAg) e anticorpi IgM per l’antigene core dell’epatite B (anti-HBc IgM) sono indicativi di epatite B
  • Anticorpi contro l’antigene di superficie (anti-HBs) si sviluppano dopo un’infezione attiva o dopo vaccinazione e rappresentano un indicatore dell’immunità

– Anti-HBs+: indicano che il soggetto è stato infettato dal virus ed è guarito, è stato vaccinato, ha ricevuto immunoglobuline, è immune o è un bambino che ha ricevuto gli anticorpi dalla madre

– Anti-HBc+: (appartengono alla classe IgG) indicano una passata o presente infezione e l’immunità dura per sempre

– IgM anti-HBc+: indicano una recente infezione da HBV (entro 4-6 mesi)

– HBeAg+: indicano una replicazione virale attiva e alta infettività

– HBsAg+: indicano un’infezione da HBV acuta o cronica. La persistenza oltre i 6 mesi dopo l’infezione acuta indica una progressione a epatite cronica da HBV

Virus dell’epatite C

  • Ricerca degli anticorpi per il virus dell’epatite C (anti-HCV) e HCV-RNA indicativi di epatite C
  • In circa 3 pazienti su 10 gli anti-HCV possono non essere presenti nel sangue nelle prime 4 settimane dell’infezione, mentre in alcuni soggetti possono non essere rilevabili anche per 1 anno
  • Individuazione di particelle virali HCV-RNA mediante un test molecolare (PCR o Polymerase Chain Reaction) che permette di individuare l’infezione da HCV anche quando non viene rilevata la presenza di anticorpi anti-HCV. Se il test risulta positivo, significa che sussiste una replicazione virale in corso e, quindi, un’infezione. La carica virale fornisce importanti indicazioni sulla risposta del paziente al trattamento e sull’eventuale necessità di modificare la terapia. L’analisi di viremia qualitativa consente di stabilire il genotipo del virus (1a, 2a, 2b, 3), permettendo di impostare correttamente la terapia antivirale.

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Fonti

http://www.amicidelfegato.it

http://www.analisidelsangue.net

http://www.chirurgiadelfegato.it/esami.html#radio

http://www.ecografiabologna.org/rete/Scheda%20biopsia.htm

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