Epatite A

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Che cos’è e come si contrae l’epatite A?

L’epatite A è una malattia del fegato causata dal virus HAV (Hepatitis A Virus).

La trasmissione dell’infezione avviene per via orofecale. In genere il contagio avviene per contatto diretto da persona a persona, mentre solo raramente sono stati osservati casi di contagio per trasfusioni di sangue o prodotti derivati.

Causa comune di infezione è il consumo di acqua o cibi crudi o non cotti a sufficienza, soprattutto molluschi, contaminati con materiale fecale contenente il virus. Abbastanza diffusa risulta la trasmissione del virus tramite rapporti sessuali di natura omosessuale con persone infette, nonché attraverso la condivisione di materiale usato per iniettarsi droghe.

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Per quanto tempo si è contagiosi?

Il virus è presente nelle feci a partire da 7-10 giorni prima dell’esordio dei sintomi, fino a una settimana dopo, mentre è presente nel sangue solo per alcuni giorni dopo l’infezione.

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Quali sono i luoghi a maggior rischio di trasmissione dell’infezione?

Il contagio può verificarsi più facilmente negli asili, nei centri per disabili, nelle caserme, nelle prigioni e in tutti i luoghi caratterizzati da scarsa igiene. Solo occasionalmente si verifica in ambienti domestici e nei ristoranti.

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Quali sono i sintomi dell’epatite A?

Il virus dell’epatite A causa disturbi improvvisi e di breve durata. La gravità dei sintomi varia a seconda dell’età del paziente. I bambini possono non mostrare alcun sintomo, mentre negli adulti la malattia può manifestarsi con sintomi simil-influenzali lievi, generalmente da 2 a 7 settimane dopo il contatto con il virus. Si tratta, generalmente, di stanchezza e spossatezza, febbre (fino a 38 °C), perdita di appetito, nausea, mal di testa, dolori muscolari, dolore all’addome (al di sotto delle costole, sul lato destro, in corrispondenza del fegato). Con il proseguire della malattia compaiono altri sintomi, quali una colorazione molto scura delle urine, una colorazione molto chiara delle feci, ittero e prurito. Le complicanze gravi dell’epatite A sono estremamente rare, tanto che la maggior parte delle persone colpite va incontro a una remissione spontanea dei sintomi entro 1 o 2 mesi.

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Come viene diagnosticata l’epatite A?

L’epatite A viene diagnosticata mediante un esame del sangue, con il quale viene ricercata la presenza di anticorpi specifici contro il virus dell’epatite A (anticorpi IgM anti-HAV).

L’esame del sangue risulta positivo già 5 giorni prima che siano evidenti i sintomi e rimane positivo per circa 6 mesi dopo l’infezione.

In caso di sospetto contatto con il virus dell’epatite A, è importante rivolgersi immediatamente al medico per avere conferma della diagnosi.

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Come si cura l’epatite A?

L’epatite A non si cura con alcun farmaco, poiché, nella maggioranza dei casi, i sintomi sono lievi e la malattia si risolve spontaneamente.

In caso di infezione da epatite A, è importante rallentare i ritmi di vita, per compensare la riduzione delle energie. È importante non rientrare al lavoro o a scuola finché non è scomparso l’ittero e non è tornato l’appetito.

È anche indicata una dieta bilanciata e l’assunzione di molti liquidi. Per non sovraccaricare il lavoro del fegato, si consiglia di suddividere i pasti in tanti piccoli spuntini, di ridurre il consumo di alimenti troppo grassi, a favore di pietanze facilmente digeribili, e di evitare il consumo di alcol, che potrebbe causare ulteriori danni al fegato.

In caso di epatite A, non assumere farmaci o prodotti di erboristeria, a meno che non siano approvati dal medico, perché il fegato ha una ridotta capacità di degradare i farmaci.

Solo in casi molto rari si rende necessario il ricovero in ospedale, per tenere sotto controllo la funzionalità del fegato, gestire complicanze quali il sanguinamento, fornire un’adeguata nutrizione, o in casi ancora più rari, sottoporre il paziente a trapianto di fegato.

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Quali possono essere le conseguenze dell’epatite A?

L’epatite A non è una malattia cronica e non comporta generalmente conseguenze.

Conseguenze gravi, quali l’insufficienza epatica, possono verificarsi nei casi in cui il paziente sia affetto da altre malattie del fegato (per esempio epatite C) e negli anziani. Il decesso a seguito di epatite A è molto raro.

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Come si previene l’epatite A?

  • Vaccinazione. È il modo migliore per prevenire l’epatite A, perché conferisce una protezione a lungo termine. Il vaccino viene somministrato in due dosi, generalmente con un intervallo di 6 mesi. La dose iniziale dà un’adeguata protezione a breve termine, mentre la seconda dose dà una protezione a lungo termine. Il più comune effetto collaterale del vaccino è rossore e fastidio nel punto di iniezione.

A chi è raccomandata la vaccinazione?

  • Bambini di età superiore a 1 anno.
  • Viaggiatori verso regioni con scarse regole sanitarie o nelle quali l’epatite A è diffusa (Medioriente, Europa dell’Est, Sud e Centro America, Africa, Sud-Est Asiatico).
  • Pazienti con malattie croniche del fegato o malattie della coagulazione (per es. emofilia).
  • Pazienti che sono stati sottoposti o che sono in attesa di trapianto di fegato.
  • Tossicodipendenti.
  • Omosessuali (maschi).
  • Persone a rischio di infezione per tipologia di lavoro (per es. staff di asili, di centri di cura e chi maneggia cibi).
  • Immunoglobuline. Possono essere somministrate in soggetti a rischio di infezione che risultano allergici a componenti del vaccino. Si tratta di un’iniezione, effettuata poco prima della partenza verso zone a rischio, che conferisce una protezione temporanea (circa 3 mesi) contro l’epatite A e riduce il rischio di infezione di oltre il 90%. Se si intende viaggiare per un lungo periodo (più di 5 mesi) in aree in cui l’epatite A è endemica può rendersi necessaria una seconda somministrazione. Soggetti anziani, con sistema immunitario indebolito, malattie croniche del fegato o altre malattie concomitanti, che hanno in programma di partire entro due settimane, dovrebbero ricevere una prima dose di vaccino oltre alle immunoglobuline prima della partenza e la seconda dose 6-12 mesi dopo. Le immunoglobuline non sono necessarie nei soggetti sani vaccinati per l’epatite A.
  • Igiene personale. Rispettare sempre la massima igiene personale, lavandosi le mani con sapone e acqua calda (per 15-30 secondi) dopo aver usato il bagno o dopo aver cambiato un pannolino e prima di cucinare e mangiare. I gel a base di alcol rappresentano una ragionevole alternativa se non si ha a disposizione acqua.
  • Alimentazione

– Non bere latte non pastorizzato o cibi che contengono latte non pastorizzato.

– Lavare la frutta e la verdura molto bene prima di mangiarla.

– Mantenere la temperatura del frigorifero a 4,4 °C o meno, e del freezer a –17,8 °C o meno.

– Consumare il prima possibile cibi precotti, deperibili o pronti.

– Mantenere carne, pesce e pollame crudo separati dagli altri cibi.

– Lavare le mani, i coltelli e i taglieri dopo aver maneggiato cibo crudo, compresa carne, pesce e pollame.

– Cuocere bene i cibi di origine animale e le uova (finché il rosso non diventa sodo).

– Non lasciare i cibi cotti a temperatura ambiente per più di 2 ore (1 ora se la temperatura ambientale è superiore a 30 °C).

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L’epatite A in sintesi

  • Infezione causata dal virus dell’epatite A (HAV) che colpisce il fegato.
  • Si trasmette a partire da cibo o acqua contaminata con feci di soggetti infetti.
  • Sintomi: generalmente lievi nei bambini; negli adulti la malattia si può manifestare con estremo affaticamento e spossatezza, nausea, perdita di appetito, ittero. I sintomi possono durare da poche settimane a pochi mesi.
  • Guarigione: avviene generalmente in modo spontaneo, entro 6 mesi, senza conseguenze. Solo una piccola percentuale di soggetti necessita di un tempo superiore per una guarigione completa.
  • Non è un’infezione cronica.
  • Non è possibile contrarre nuovamente l’infezione.
  • La vaccinazione è il modo migliore per prevenire l’epatite A.

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Fonti

http://www.liverfoundation.org/

www.uptodate.com

http://www.who.int

www.hepfi.org

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