Epatite B

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Che cos’è e come si contrae l’epatite B?

L’epatite B è una malattia del fegato causata dal virus HBV (hepatitis B virus).

La trasmissione del virus avviene attraverso i fluidi corporei (sangue, sperma e secrezioni vaginali), nonché da madre a bambino durante e subito dopo il parto.

Sono a rischio di infezione tutti coloro che sono stati esposti al sangue o ai fluidi corporei di una persona infetta. Gli immigrati da aree in cui l’epatite B è diffusa, quali l’Asia Centrale e Sudorientale, l’Africa e l’Europa dell’Est, possono essere portatori di epatite B cronica. Inoltre, si è a rischio di contrarre l’epatite B nel caso di:

  • esposizione a sangue o secrezioni corporee sul lavoro;
  • convivenza con una persona infetta;
  • rapporti sessuali non protetti con una persona infetta;
  • più di un partner sessuale;
  • uso di droghe per via iniettiva;
  • emofilia;
  • lavoro o permanenza in una casa di cura;
  • lavoro o permanenza in carcere;
  • esecuzione di tatuaggi in condizioni non sterili;
  • soggiorno per più di qualche mese in Paesi in cui l’epatite B è diffusa;
  • dialisi.

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Quali sono i sintomi dell’epatite B?

Molte persone con epatite B acuta e la maggioranza di quelle con la forma cronica non presentano sintomi.

I sintomi caratteristici dell’epatite B appaiono normalmente 12 settimane dopo il contagio e possono esordire in modo più o meno grave. I sintomi più comuni sono:

  • affaticamento;
  • febbre;
  • perdita di appetito e nausea;
  • mal di testa;
  • dolori muscolari;
  • dolore addominale (in corrispondenza del fegato);
  • urine scure;
  • feci chiare;
  • ittero.

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Come viene diagnosticata l’epatite B?

La diagnosi di epatite B viene effettuata mediante un esame del sangue che valuta la presenza dell’antigene di superficie dell’epatite B (HBsAg) e degli anticorpi IgM per l’antigene core dell’epatite B (anti-HBc IgM). Gli anticorpi si sviluppano nel sangue nelle prime fasi di infezione.

Gli anticorpi all’antigene di superficie dell’epatite B (anti-HBs) si sviluppano dopo un’infezione attiva e rappresentano un indicatore dello stato di immunità.

  • Anti-HBs +: indicano che il soggetto è stato vaccinato, ha ricevuto immunoglobuline, è immune o è un bambino che ha ricevuto gli anticorpi dalla madre.
  • Anti-HBc +: indicano una passata o presente infezione e l’immunità dura per sempre.
  • IgM anti-HBc +: indicano una recente infezione da HBV (entro 4-6 mesi).
  • HBeAg +: indicano una replicazione virale attiva e alta infettività.
  • HBsAg +: indicano un’epatite A acuta o cronica. La persistenza oltre i 6 mesi dopo l’infezione acuta indica una progressione a epatite A cronica.

Poiché spesso i sintomi non sono manifesti, può succedere che si scopra di avere l’epatite B, o di averla avuta in passato, solo grazie a esami del sangue effettuati in occasione di una donazione del sangue.

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Come si cura l’epatite B?

La maggioranza dei pazienti con epatite B guarisce entro 6 mesi senza conseguenze. Questa forma prende il nome di epatite B acuta.

Una minoranza dei pazienti non riesce a eliminare il virus dall’organismo e manifesta una forma cronica della malattia, che può portare a conseguenze anche gravi, quali fibrosi, cirrosi, insufficienza epatica e tumore del fegato.

Per curare l’epatite B acuta non vengono usati farmaci, perché generalmente la malattia si risolve da sola. In caso di diagnosi di epatite B acuta, è importante contattare il medico ed eseguire esami del sangue periodici che possano dimostrare che l’organismo ha eliminato il virus. Una volta eliminato il virus, non è possibile ammalarsi nuovamente.

In caso di epatite B acuta, si suggerisce di:

  • ridurre il carico delle attività quotidiane per compensare la perdita di energie;
  • seguire una dieta equilibrata e ricca di liquidi;
  • evitare il consumo di alcol, che può danneggiare ulteriormente il fegato;
  • evitare il consumo farmaci, perché in questa condizione il fegato non riesce a funzionare in modo corretto e a degradare adeguatamente queste sostanze.

Se vi è la consapevolezza di essere entrati accidentalmente in contatto con il virus, è fondamentale chiamare immediatamente il medico. Un trattamento con immunoglobuline entro le 24 ore dal contagio, abbinato a una vaccinazione e ai successivi richiami, può proteggere dallo sviluppo dell’infezione.

Nel caso in cui una donna in gravidanza sia positiva al virus dell’epatite B, il neonato riceverà un’iniezione di immunoglobuline subito dopo il parto che lo aiuteranno a proteggersi temporaneamente dall’infezione. Il neonato deve anche ricevere il vaccino per l’epatite B alla nascita, dopo 1 o 2 mesi e a 6 mesi. Se l’esame del sangue effettuato a 9-18 mesi risulta negativo per l’infezione da virus dell’epatite B, si procede alla somministrazione di una quarta dose di vaccino.

In caso di epatite B cronica, i farmaci attualmente approvati in Italia e che possono essere prescritti solo da Centri Ospedalieri o Universitari, sono:

  • interferone alfa 2b pegilato;
  • lamivudina;
  • adepofovir.

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Come si previene l’epatite B?

La vaccinazione è il modo migliore per prevenire l’epatite B, perché dà una protezione a lungo termine. Il vaccino per l’epatite B viene somministrato in tre dosi: le prime due a un mese di distanza e la dose finale sei mesi dopo. Attualmente in Italia vengono vaccinati tutti i neonati, mentre per quanto riguarda gli adulti la vaccinazione è raccomandata alle persone appartenenti a categorie a rischio, quali:

  • lavoratori in strutture di cura e in pronto soccorso;
  • pazienti in dialisi;
  • pazienti con malattie croniche del fegato;
  • personale militare;
  • detenuti;
  • soggetti con partner sessuali multipli;
  • omosessuali maschi;
  • tossicodipendenti (droghe per via iniettiva);
  • partner sessuali e conviventi di persone malate;
  • viaggiatori che contano di avere stretti contatti con residenti in Paesi o regioni con infezione da epatite B endemica.

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L’epatite B in sintesi

  • Infezione causata del virus dell’epatite B (HBV).
  • Si trasmette attraverso i fluidi corporei (sangue, sperma e secrezioni vaginali) o durante il parto.
  • I sintomi sono spesso assenti o lievi (estremo affaticamento e spossatezza, nausea, perdita di appetito, ittero).
  • Generalmente di breve durata (acuta) e senza conseguenze.
  • Non è possibile contrarre nuovamente l’infezione.
  • In una piccola percentuale di casi (5%), l’epatite B acuta diventa cronica, con conseguenze anche gravi per il fegato (cirrosi, insufficienza epatica e tumore del fegato). Il 90% dei pazienti infettati alla nascita sviluppa una forma cronica.
  • La vaccinazione è il modo migliore per prevenire l’epatite B.

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Fonti

http://www.liverfoundation.org

www.uptodate.com

http://www.who.int

www.hepfi.org

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