Epatite C

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Che cos’è e come si contrae l’epatite C?

L’epatite C è una malattia infettiva causata dal virus HCV (hepatitis C virus).

L’infezione si contrae per contatto diretto con il sangue di una persona infetta.

Una causa comune di trasmissione è la condivisione di siringhe infette tra tossicodipendenti. Altre cause, seppure rare, comprendono:

  • condivisione di rasoi, spazzolini da denti, tronchesini per unghie;
  • esposizione accidentale al sangue infetto da parte di personale sanitario o di sicurezza pubblica;
  • tatuaggi o body-piercing effettuati in condizioni igieniche non ideali;
  • rapporti sessuali non protetti o esposizione a partner sessuali multipli.

L’epatite C non può essere contratta anche attraverso cibi e bevande contaminate, spesso coinvolti nella trasmissione dell’epatite A.

In rari casi, l’epatite C può trasmettersi da una madre infetta al figlio alla nascita, mentre la trasmissione non avviene con l’allattamento.

In passato, le trasfusioni di sangue erano un’altra fonte di trasmissione, ma oggi il sangue donato viene sottoposto al test dell’HCV.

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Quanto può durare l’epatite C?

Il 15-40% delle persone infette è in grado di combattere l’infezione nelle primissime fasi della malattia (fase acuta), generalmente entro 6 mesi.

Il 60-85% dei soggetti, invece, sviluppa un’infezione cronica.

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Quali sono i sintomi dell’epatite C?

Molte persone non manifestano alcun sintomo, né durante la fase acuta, né durante quella cronica. Per questo motivo l’epatite C può persistere per anni o decenni prima che venga diagnosticata.

Una volta manifesti, i sintomi comprendono:

  • affaticamento;
  • dolore alle articolazioni;
  • prurito;
  • dolore muscolare;
  • ittero.

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Come viene diagnosticata l’epatite C?

La diagnosi di epatite C avviene effettuando un esame del sangue specifico:

  • ricerca degli anticorpi specifici contro l’HCV (anti-HCV). In circa 3 pazienti su 10 gli anticorpi anti-HCV possono non essere presenti nel sangue nelle prime 4 settimane dell’infezione, mentre in alcuni soggetti possono non essere rilevabili anche per 1 anno.
  • individuazione di particelle virali HCV-RNA mediante un test molecolare (Polymerase Chain Reaction, PCR) che permette di individuare l’infezione da HCV anche quando non viene rilevata la presenza di anticorpi anti-HCV. Se il test risulta positivo, significa che sussiste una replicazione virale in corso e, quindi, un’infezione. La stima della carica virale fornisce importanti indicazioni sulla risposta del paziente al trattamento e sull’eventuale necessità di modificare il regime terapeutico. L’analisi di viremia qualitativa consente di stabilire il genotipo del virus (1a, 2a, 2b, 3…), permettendo di impostare correttamente la terapia antivirale.

Gli esami del sangue di routine possono evidenziare alterazioni persistenti dei livelli degli enzimi epatici, le transaminasi (alanina aminotransferasi o ALT/GPT e aspartato aminotransferasi o AST/GOT), prodotti dal fegato e rilasciati in grandi quantità nel circolo sanguigno durante un’infezione acuta. Poiché nel 25% dei casi i livelli di transaminasi risultano normali durante l’infezione, la singola valutazione di questi enzimi non può essere usata come indicatore diagnostico di epatite C. Nel corso dell’infezione i livelli di ALT e AST possono variare notevolmente. Nel caso risultino normali durante un’infezione cronica da HCV dovrebbero essere rivalutati dopo 6-12 mesi; nel caso siano nuovamente normali, i controlli potranno essere meno frequenti.

Una volta accertata la presenza del virus, la biopsia epatica può rendersi necessaria per valutare in modo preciso l’entità del danno epatico. Le informazioni ottenute contribuiscono alla definizione del programma terapeutico più adeguato per il paziente HCV-positivo.

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Come si cura l’epatite C?

Il trattamento dell’epatite C è stato recentemente rivoluzionato dall’approvazione di nuovi farmaci antivirali che offrono tassi di risposta estremamente elevati, ovvero un’eradicazione del virus in un’alta percentuale di pazienti.

Le nuove terapie, che non necessitano dell’impiego di interferone (e in alcuni casi neanche di ribavirina), si assumono per via orale, prevedono un periodo di trattamento breve (dalle 12 alle 24 settimane) e sono generalmente ben tollerate.

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Come si può gestire l’epatite C?

L’epatite C è una malattia a lungo termine, che può condurre a gravi patologie epatiche, quali la cirrosi e il tumore epatico. Tuttavia, una gestione adeguata della malattia può permettere a una persona infetta di vivere una vita normale.

In particolare, un soggetto con epatite C dovrebbe:

  • mantenere uno stile di vita sano, seguendo un’alimentazione equilibrata, facendo esercizio fisico, riposando quando necessario ed evitando il consumo di alcol e di sostanze stupefacenti;
  • essere in cura da un epatologo;
  • seguire i trattamenti farmacologici prescritti.

Qual è il modo migliore per prevenire l’epatite C?

Non esiste un vaccino per l’epatite C.

L’infezione può essere evitata nei seguenti modi:

  • non condividere aghi;
  • seguire le raccomandazioni sulla sicurezza in caso di possibile esposizione a sangue in ambiente lavorativo;
  • evitare pratiche sessuali a rischio con persone infette;
  • non condividere strumenti per l’igiene personale con persone infette.

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L’epatite C in sintesi

  • Grave infezione virale del fegato causata dal virus HCV.
  • Si trasmette per esposizione diretta al sangue di un soggetto malato.
  • Spesso l’assenza di sintomi ritarda la diagnosi.
  • La diagnosi viene effettuata mediante esame del sangue.
  • Il virus dell’epatite C permane nel fegato continuando a danneggiarlo e portando a cirrosi e tumore epatico.
  • Esistono nuove terapie antivirali efficaci e ben tollerate nella maggior parte dei pazienti
  • Non esiste alcun vaccino contro l’epatite C.

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Fonti

http://www.liverfoundation.org

http://www.epatitec.info/default.asp?id=758

www.hepfi.org

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