Epatite D

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Che cos’è l’epatite D?

L’epatite D è un’infezione virale del fegato causata dal virus HDV (hepatitis D virus), classificato tra i virus cosiddetti satelliti, ovvero che necessitano della presenza di un altro virus per potersi replicare. In particolare, il virus dell’epatite D richiede la presenza del virus dell’epatite B (HBV, hepatitis B virus). L’infezione da HDV si manifesta, quindi, in soggetti già colpiti dal virus HBV.

L’infezione da HDV è diffusa in tutto il Mondo e si stima che circa 10 milioni di persone siano affette da epatite D e da HBV.

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Come si contrae l’epatite D?

L’infezione può verificarsi secondo due modalità:

  • infezione simultanea da virus B e D (coinfezione). In questo caso si verifica un’epatite clinicamente simile all’epatite B;
  • sovrainfezione di virus D in un portatore cronico di HBV. In questo caso si verifica una nuova epatite acuta, in alcuni casi potenzialmente fatale.

Studi recenti hanno dimostrato che, in Europa e negli Stati Uniti, il 25-50% dei casi di epatite fulminante ritenuti associati al virus dell’epatite B erano invece causati da HDV.

In entrambi i casi, l’infezione può diventare cronica e, in questo caso, ha generalmente un decorso più grave rispetto a quella da virus B.

La modalità di trasmissione è la stessa dell’epatite B e il periodo di incubazione varia da 2 a 8 settimane.

Il virus si trasmette mediante contatto con sangue o fluidi corporei, quali lo sperma e le secrezioni vaginali, di una persona infetta. In genere il contagio avviene a causa di:

  • rapporti sessuali non protetti;
  • condivisione di aghi o siringhe utilizzati per iniettare droga;
  • condivisione di oggetti per la cura personale, quali spazzolini da denti o rasoi;
  • nascita da madre infetta.

Una persona infetta che non presenta sintomi può, comunque, trasmettere l’epatite D ad altre persone.

Il virus dell’epatite D non si diffonde attraverso il contatto casuale o attraverso secrezioni respiratorie.

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Quando e per quanto tempo una persona può trasmettere la malattia?

Il virus può essere individuato nel sangue e in altri fluidi corporei prima della comparsa dei sintomi e può persistere per diversi mesi. Persone che divengono portatori a lungo termine del virus possono rimanere contagiose per tutta la vita.

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Chi è a rischio per l’epatite D?

Chiunque può essere contagiato dal virus dell’epatite D, ma il rischio è maggiore tra:

  • soggetti affetti da epatite B;
  • tossicodipendenti;
  • persone che hanno rapporti sessuali non protetti con soggetti infetti;
  • pazienti in emodialisi;
  • operatori sanitari o personale impiegato nell’ambito della pubblica sicurezza che possono venire a contatto con sangue infetto;
  • neonati nati da madri infette;
  • immigrati provenienti da Paesi in via di sviluppo.

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Quali sono i sintomi dell’epatite D?

I sintomi sono gli stessi dell’epatite B e possono includere:

  • stanchezza;
  • mancanza di appetito;
  • nausea e vomito;
  • dolori articolari;
  • dolore addominale;
  • urine scure;
  • febbre;
  • ittero.

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Dopo quanto tempo appaiono i sintomi?

In caso di coinfezione, i sintomi possono comparire 45-160 giorni dopo l’esposizione (generalmente entro 90 giorni).

In caso di sovrainfezione, i sintomi possono apparire da 2 a 8 settimane dopo l’esposizione al virus.

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Come si diagnostica l’epatite D?

Attraverso un esame del sangue è possibile rilevare la presenza di anticorpi diretti contro il virus dell’epatite D (anti-HDV).

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Come si cura l’epatite D?

L’unico farmaco disponibile per il trattamento dell’epatite D è l’interferone-alfa, ma ha un’azione modesta (il farmaco deve essere somministrato ad alti dosaggi e per un lungo periodo di tempo).

In caso di infezione grave, può rendersi necessario il trapianto di fegato.

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Gestione dell’epatite D

Una volta contratta l’infezione da epatite D non è possibile infettarsi nuovamente, tuttavia si rimane a rischio di infezione per altre forme di epatite (quali la A e la C).

Per l’elevato rischio di contagio, i soggetti con epatite D nota dovrebbero essere esclusi dalla vita comunitaria (frequentazione di scuole, uffici, ecc.) se presentano uno dei seguenti sintomi:

  • piaghe che non possono essere coperte;
  • sanguinamento;
  • dermatiti generalizzate che possono produrre ferite a livello tessutale.

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Come si previene l’epatite D?

Per quanto riguarda le misure preventive, vale la profilassi per l’HBV, in quanto il vaccino contro l’epatite B protegge anche contro l’epatite D.

In caso di infezione da epatite D, è importante prevenire il contagio di altre persone mediante alcune norme di comportamento specifiche, quali:

  • coprire eventuali tagli o ferite cutanee aperte con una benda;
  • non condividere alcun dispositivo per test su sangue, aghi o altre attrezzature per farmaci iniettabili;
  • non donare sangue, organi, sperma o tessuto;
  • non condividere spazzolini da denti, rasoi o altri articoli per la cura personale;
  • informare tutti coloro che forniscono servizi sanitari dell’infezione da virus dell’epatite D;
  • informare il partner dell’infezione da epatite D e raccomandare l’esecuzione del test;
  • raccomandare l’esecuzione della vaccinazione contro l’epatite B a chi vive nella stessa casa.

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L’epatite D in sintesi

  • Infezione virale causata dal virus dell’epatite D (HDV) che colpisce il fegato.
  • Si trasmette per contatto attraverso il sangue o i fluidi corporei, solo in presenza di epatite B.
  • I sintomi sono quelli dell’epatite B: ittero, stanchezza, perdita dell’appetito, nausea e vomito, dolori articolari, dolore addominale, urine scure e febbre.
  • È un’infezione cronica e può aggravare l’evoluzione dell’epatite B.
  • Il trattamento è uguale a quello dell’epatite B.
  • La protezione vaccinale è indiretta attraverso il vaccino anti-epatite B.

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Fonti

www.who.int

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