Tumore del fegato (Epatocarcinoma)

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Che cos’è il tumore del fegato (epatocarcinoma)?

L’epatocarcinoma (o carcinoma epatocellulare, o HCC) è il principale tumore maligno del fegato e in Italia rappresenta la settima causa di morte per tumore, con circa 5000 decessi, ossia circa il 3% delle morti per tumore.
I tumori del fegato si possono distinguere in benigni e maligni. Questi ultimi possono essere primitivi (originare cioè dalle cellule del fegato) o secondari (rappresentare metastasi di tumori che nascono in altri organi).

Le nuove diagnosi di tumore del fegato sono circa 12.000 l’anno (8000 nei maschi e 3000 nelle donne).

Quali sono i sintomi del tumore del fegato?

Spesso non ci sono sintomi nelle fasi iniziali: è per questo che la diagnosi precoce risulta difficile.

Quando i sintomi si manifestano, possono includere:

  • stanchezza
  • dolore alla parte superiore destra dell’addome o intorno alla scapola destra
  • nausea
  • perdita di appetito
  • sensazione di sazietà anche dopo un pasto leggero
  • inspiegabile perdita di peso
  • febbre
  • ittero

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Che cosa può provocare il tumore del fegato?

Ci sono diversi fattori di rischio che aumentano le probabilità di ammalarsi di tumore del fegato.

  • Cirrosi. Oltre l’80% dei casi di tumore del fegato è legato alla cirrosi. Negli Stati Uniti, l’epatite C e l’abuso di alcol sono le principali cause di cirrosi
  • Infezioni croniche da virus dell’epatite B (HBV) e dell’epatite C (HCV), perché spesso portano a cirrosi, anche se l’epatite B può portare a tumore del fegato senza cirrosi
  • Abuso di alcol
  • Il fumo. È un altro probabile fattore di rischio, soprattutto tra le persone che abusano di alcol e malate di cirrosi
  • Obesità. Sembra essere correlata al tumore del fegato
  • Aflatossina. Si tratta di una sostanza tossica prodotta da certi tipi di muffe presenti su noccioline, mais, e altre noci e cereali. Nonostante severe misure di controllo sugli alimenti, in alcuni Paesi del mondo i livelli di aflatossine nei cibi sono ancora molto elevati
  • Fattori di rischio meno comuni includono l’abuso di steroidi anabolizzanti o ormoni maschili, contaminazione da arsenico nell’acqua potabile ed esposizione ad alcune sostanze chimiche industriali

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Come si diagnostica il tumore del fegato?

Il tumore del fegato può essere diagnosticato durante un controllo di routine, tramite palpazione durante una visita medica (che evidenzia ingrossamento del fegato, della milza o di altri organi vicini) o accidentalmente mediante indagini radiologiche (TAC, RMN).

La diagnosi di tumore del fegato viene confermata mediante esami del sangue (per la valutazione dei livelli di alfa-fetoproteina, o AFP, e della funzionalità del fegato), un’ecografia, una TAC o una risonanza magnetica (RMN). Potrebbe essere necessario effettuare una biopsia, attraverso la quale tramite un ago viene prelevato un piccolo campione di tessuto epatico che successivamente viene esaminato al microscopio.

Livelli di AFP nel sangue superiori alla norma (oltre i 200 ng/ml) o progressivamente crescenti a controlli distanziati nel tempo potrebbero indicare la presenza di tumore del fegato. Purtroppo l’AFP risulta aumentata solo in un piccolo numero di pazienti affetti da tumore del fegato (in media 2 su 10 pazienti) e pertanto non è possibile affidarsi unicamente a questo esame per porre diagnosi certa di epatocarcinoma.

Grazie ai continui progressi tecnologici, l’ecografia consente di evidenziare precocemente lo sviluppo di tumore del fegato anche quando il tumore ha una dimensione di pochi millimetri. Pertanto l’ecografia, effettuata da personale esperto, costituisce uno strumento insostituibile per la diagnosi di questo tumore. La tecnica non è invasiva né dolorosa né pericolosa per il paziente, e presenta il vantaggio di essere economica.

Pertanto, quando i livelli di AFP risultano molto aumentati e/o l’ecografia pone il sospetto di epatocarcinoma, è utile riferirsi a un centro specialistico.

L’effettuazione di una TAC con somministrazione di mezzo di contrasto endovenoso, preferibilmente con tecnica spirale, è un passo diagnostico successivo molto importante.

La sopravvivenza dei pazienti affetti da tumore del fegato dipende dalla tempestività con cui viene posta la diagnosi. Quando le dimensioni del tumore sono ridotte (diametro inferiore a 3 cm) è possibile offrire al paziente una terapia potenzialmente radicale.

Per questo motivo è indispensabile che tutti i pazienti affetti da malattia epatica cronica, in particolare quelli ammalati di cirrosi, siano sottoposti a controllo ecografico e dei livelli di AFP almeno ogni 6 mesi, al fine di evidenziare il più precocemente possibile l’eventuale tumore.

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Come si cura il tumore del fegato?

Il trattamento del tumore del fegato viene selezionato in base alle caratteristiche di ogni singolo paziente e dipende da una serie di fattori, quali:

  • numero, dimensioni e localizzazione dei tumori
  • funzionalità del fegato e presenza di cirrosi
  • diffusione del tumore al di fuori del fegato

Altri aspetti che possono condizionare la scelta del trattamento sono l’età del paziente, lo stato generale di salute, nonché la valutazione del rapporto tra rischi correlati al trattamento (in termini di sicurezza ed effetti collaterali) e benefici che ne potrebbero derivare.

In generale la prognosi è più favorevole quanto più tempestivo è l’intervento.

Le opzioni terapeutiche per il trattamento del tumore del fegato comprendono:

  • Chirurgia. Nei casi in cui il tumore sia stato diagnosticato in una fase precoce, il fegato sia ancora funzionante o il paziente sia affetto da cirrosi in fase precoce, è possibile rimuovere chirurgicamente la porzione di fegato in cui è localizzato il carcinoma (resezione chirurgica). La rimozione di una porzione di fegato prende il nome di epatectomia. È possibile sopravvivere anche quando viene rimosso fino all’80% dell’organo, perché la porzione sana rimanente è in grado di funzionare e rigenerare il fegato.
  • Trapianto. Per alcuni pazienti il trapianto di fegato può rappresentare un’opzione valida, ma solo se il carcinoma non si è diffuso ad altri organi e viene individuato un donatore compatibile. La possibilità di un trapianto è applicabile solo in pazienti con tumori di piccole dimensioni (preferibilmente di diametro inferiore a 3 cm), con pochi noduli tumorali (non più di 3), se il tumore non ha invaso la vena porta o in assenza di metastasi. Il trapianto epatico effettuato in pazienti con tumori di grosse dimensioni o con trombosi della vena porta riduce in genere la sopravvivenza anziché migliorarla.
  • Ablazione o terapie mininvasive. Si tratta di tecniche cosiddette curative. Sono relativamente sicure, in quanto distruggono solo il tumore, e le complicanze sono rare. Poiché non comportano alcun danno alle strutture dell’organismo, possono essere ripetute più volte, nel caso in cui il tumore si riformi. Questo consente di tenere il tumore sotto controllo anche per anni. L’ablazione a radiofrequenza elimina il tumore mediante il riscaldamento a temperature elevate tramite sonde. Un’altra tecnica di ablazione, che prende il nome di alcolizzazione, distrugge il carcinoma grazie all’iniezione di alcol (alcool etilico al 95%) direttamente nel fegato per distruggere solo le cellule tumorali. Una tecnica recente utilizza le microonde, che attraverso una sonda distruggono le cellule tumorali.
  • Chemioembolizzazione. La chemioembolizzazione transarteriosa (TACE) è una tecnica che combina l’azione di farmaci chemioterapici e un’azione meccanica per distruggere il tumore. I chemioterapici vengono iniettati nei vasi sanguigni (arteria epatica) che portano sangue al tumore. Questo garantisce non solo il raggiungimento di alte dosi di chemioterapico, ma anche una riduzione del flusso di sangue che alimenta il tumore.
  • Terapia ad azione mirata. Per i pazienti con tumore del fegato in stadio avanzato, che non possono essere sottoposti a resezione chirurgica o trapianto, esiste una nuova opzione terapeutica rappresentata da un farmaco, sorafenib, che agisce in maniera mirata sulle cellule tumorali, bloccandone la proliferazione e la sopravvivenza. Il farmaco, che si assume per bocca, comporta una serie di effetti collaterali, tra cui reazioni cutanee, diarrea, affaticamento e ipertensione.
  • Radioterapia. In alcuni casi, il medico può tentare di ridurre le dimensioni o rallentare la crescita del tumore tramite le radiazioni. La radioterapia tradizionale tuttavia distrugge anche il tessuto epatico sano, quindi si stanno sperimentando nuove tecniche che offrano una radiazione più selettiva. Effetti indesiderati della radioterapia comprendono nausea, vomito e diarrea.

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Quali sono le prospettive per i pazienti con tumore del fegato?

Un trapianto di fegato eseguito con successo può effettivamente curare l’epatocarcinoma, ma rappresenta un’opzione valida per un’esigua percentuale di pazienti.

Le resezioni chirurgiche hanno successo solo in circa 1 caso su 3 e spesso nel tempo si osserva una nuova proliferazione del tumore.

La ricerca clinica sta sperimentando diversi nuovi farmaci e combinazioni di terapie che possano prolungare la vita delle persone affette da tumore del fegato.

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Come si previene il tumore del fegato?

È possibile ridurre il rischio di tumore del fegato o diagnosticarlo in fase precoce attraverso uno screening. È importante prevenire le infezioni da virus dell’epatite, mediante le vaccinazioni (per l’epatite B) ed evitando i fattori e le condizioni di rischio di infezione per l’epatite C.

In caso di diagnosi di cirrosi o di una malattia epatica cronica, è importante consultare regolarmente il proprio medico e seguire le raccomandazioni per il trattamento, le vaccinazioni e lo screening.

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Il tumore del fegato in sintesi

  • Il tumore maligno che aggredisce il fegato è chiamato epatocarcinoma primario. Il tumore che si diffonde al fegato a partire da un altro organo è chiamato epatocarcinoma metastatico.
  • In Italia, le nuove diagnosi di tumore del fegato sono circa 12.000 l’anno.
  • Il tumore del fegato primario è circa 2 volte più comune negli uomini rispetto alle donne.
  • I principali fattori di rischio per tumore del fegato primario sono le malattie epatiche croniche (soprattutto la cirrosi e l’epatite B cronica) e l’obesità.
  • A seconda dello stadio del tumore, delle condizioni di funzionalità del fegato e delle condizioni generali di salute esistono opzioni terapeutiche che vengono selezionate in base al rapporto rischio/beneficio per ogni singolo paziente.

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Fonti

www.liverfoundation.org

http://www.cancer.gov/cancertopics/wyntk/liver.pdf; http://progettooncologia.cnr.it/strategici/epatocarcinoma/01-ec.html

www.cancer.org

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Trapianto di fegato – Prof. Rossi

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