Varici esofagee

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Che cosa sono le varici esofagee?

Il termine “varici esofagee” indica la dilatazione e la deformazione anomala delle vene che irrorano l’esofago (l’organo che collega la faringe con lo stomaco). Rappresentano una condizione pericolosa, in quanto possono rompersi e sanguinare.

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Come si sviluppano?

Le varici si sviluppano soprattutto nelle persone affette da cirrosi quando il flusso sanguigno attraverso il fegato è ostruito (per esempio da tessuto fibroso). L’ostruzione causa un aumento di pressione all’interno della vena porta, che trasporta il sangue dall’intestino al fegato. Questa condizione è detta ipertensione portale.

L’ipertensione portale determina un aumento della pressione anche a livello delle vene dell’esofago inferiore e dello stomaco, che, essendo più piccole e fragili, non sono in grado di sostenere una pressione elevata e cominciano a espandersi e a deformarsi. Una volta che le varici si sono sviluppate, possono rimanere stabili, aumentare o ridursi in termini di dimensioni.

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Da che cosa sono causate?

Le varici esofagee sono una complicanza comune della cirrosi. Altre condizioni che possono portare allo sviluppo di varici sono scompenso cardiaco congestizio grave, trombosi, sarcoidosi, schistosomiasi, sindrome di Budd-Chiari.

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Quali sono le complicanze delle varici esofagee?

L’emorragia, un episodio di grave sanguinamento, è la complicanza principale delle varici esofagee: si verifica tra il 25% e il 40% dei casi in cui le varici non vengono trattate e richiede un trattamento medico d’emergenza. Inoltre, le emorragie sono spesso ricorrenti, con circa il 70% di rischio di un nuovo episodio entro 1 anno dal primo sanguinamento. A ogni episodio aumenta il rischio di decesso, infatti circa il 15% dei pazienti con sanguinamento va incontro a morte.

Altre conseguenze del sanguinamento delle varici sono lo shock ipovolemico, l’encefalopatia e le infezioni.

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Quali sono i segni e i sintomi del sanguinamento delle varici esofagee?

Le varici non causano sintomi fino alla loro rottura, quando si verifica un’emorragia estesa. Segni di sanguinamento da varici possono includere tachicardia, ematemesi, feci di colore scuro o nere, stordimento, diminuzione delle urine associata a un anomalo abbassamento della pressione, sensazione eccessiva di sete e perdita di coscienza in caso di emorragia grave.

Gli specialisti raccomandano che tutte le persone affette da cirrosi eseguano uno screening per stabilire un’eventuale presenza di varici. Nel caso in cui fossero presenti varici, verrà prescritto un trattamento per prevenire le emorragie.

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Come si diagnosticano le varici esofagee?

Qui di seguito sono riportati i principali metodi di screening da effettuare regolarmente se si è affetti da cirrosi epatica.

  • Endoscopia. È il metodo più utilizzato per individuare le varici. La persona è sedata e un medico inserisce un tubo flessibile sottile e illuminato, dotato di telecamera, attraverso la bocca per visualizzare il rivestimento dello stomaco e della porzione superiore dell’esofago. Se non vengono rilevate varici, lo specialista è solito consigliare di ripetere l’esame dopo 3 anni. Se vengono rilevate varici, l’esame è generalmente ripetuto ogni 2 anni per seguire l’eventuale ingrossamento delle varici. Se viene prescritto un trattamento farmacologico per ridurre il rischio di sanguinamento, di solito, non è necessario ripetere l’esame endoscopico. I tempi di ripetizione dell’esame dipendono dalla comparsa delle varici, dalla causa della malattia epatica e dalla salute generale della persona.
  • Metodiche di imaging. Queste tecniche includono la tomografia assiale computerizzata (TAC) e la risonanza magnetica (RMN). Sono tecniche meno invasive delle precedenti e permettono di valutare anche il fegato e la circolazione nella vena porta, ma sono meno sensibili nell’individuare le varici esofagee e il rischio di sanguinamento, pertanto sono usate in associazione all’endoscopia o quando quest’ultima non è possibile.

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Come si previene il sanguinamento da varici esofagee?

Non sempre è possibile prevenire le varici esofagee in persone con malattie del fegato o ipertensione portale. Il trattamento della problematica sottostante (abuso di alcol, sovraccarico di ferro, esposizione a sostanze tossiche) è di primaria importanza.

  • Evitare di assumere alcol. Una delle modalità più importanti per ridurre il rischio di sanguinamento da varici è quella di smettere di assumere alcolici. L’alcol può peggiorare la cirrosi, aumentando il rischio di sanguinamento e, quindi, aumentando significativamente il rischio di decesso.
  • Perdere peso. Molte persone affette da cirrosi sono affette da una malattia epatica causata dall’obesità. L’obesità può essere la causa principale di danno epatico, ma anche un fattore che contribuisce all’aggravarsi della situazione. Perdere peso è utile per rimuovere grasso dal fegato e migliorare il decorso della malattia.

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Come si tratta il sanguinamento da varici esofagee?

In presenza di sanguinamento è necessario intervenire rapidamente, con un trattamento farmacologico o chirurgico, per evitare l’insorgenza di complicanze. Spesso il trattamento è cronico per prevenire il rischio di futuri sanguinamenti.

  • Farmaci vasocostrittori

Beta-bloccanti. Generalmente impiegati nel trattamento dell’ipertensione, sono i farmaci più comunemente raccomandati per prevenire le emorragie da varici. Sono in grado di diminuire la pressione all’interno delle varici, riducendo il rischio di sanguinamento del 45-50%.

Somatostatina o vasopressina. Utilizzate in caso di fallimento o non tolleranza ai beta-bloccanti.

  • Farmaci vasodilatatori

Nitrati. Questi farmaci agiscono dilatando le vene e riducendo la pressione portale.

Spesso i farmaci vasocostrittori e quelli vasodilatatori sono usati contemporaneamente, per sfruttarne l’effetto sinergico sulla riduzione della pressione portale.

  • Legatura delle varici. Il medico introduce nell’esofago per via endoscopica una banda elastica che “strozza” la varice. È il trattamento d’elezione per le varici esofagee. Ha il vantaggio di comportare minori rischi e complicanze rispetto ad altri trattamenti e riduce il rischio di recidive.
  • Scleroterapia. Prevede l’iniezione, mediante endoscopia, di una soluzione che provoca il restringimento delle varici. Dopo una o due sedute il sanguinamento, di solito, cessa. Una possibile complicanza è la perforazione dell’esofago o la formazione di cicatrici che possono portare a disfagia.
  • Tamponamento con sonda a palloncino. Serve per tamponare temporaneamente il sanguinamento. Il palloncino viene inserito nell’esofago attraverso un tubo e quindi viene gonfiato in modo che la pressione sulla varice ne impedisca il sanguinamento almeno fino a una successiva terapia permanente.
  • Shunt. In questa procedura, chiamata Transjugular Intrahepatic Portosystemic Shunt (TIPS) viene inserito un tubicino (shunt) tra la vena porta e la vena epatica, la vena che porta il sangue dal fegato al cuore. Il tubo è mantenuto aperto mediante uno stent metallico. Lo shunt devia il sangue dal fegato e in questo modo permette di controllare il sanguinamento delle varici esofagee. Questa pratica può dare però delle complicanze, come insufficienza epatica, encefalopatia, dovute al passaggio diretto di tossine al circolo senza passare dal filtro del fegato a causa dello shunt. Questa tecnica viene usata come misura temporanea quando altri metodi hanno fallito.

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Le varici esofagee in sintesi

Le varici sono vasi sanguigni a livello dell’esofago che si espandono e deformano in modo anomalo a seguito dell’aumento della pressione a livello della vena porta.

  • Si sviluppano soprattutto nelle persone affette da cirrosi avanzata.
  • Spesso non provocano sintomi, fino a quando si ha rottura della varice e sanguinamento.
  • Il sanguinamento può portare a complicanze gravi e anche a decesso.
  • Il trattamento della cirrosi o dell’ipertensione portale può diminuire il rischio di sanguinamento.
  • La terapia del sanguinamento può essere farmacologica o chirurgica.

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Fonti

http://www.mayoclinic.com/health/esophageal-varices

http://www.nlm.nih.gov/medlineplus/ency/article/000268.htm

http://www.guideline.gov/summary/summary.aspx?doc_id=13000

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